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Il monte Taburno

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Grotta di San Simeone

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Il monte Taburno

 

 Una serie di caverne ha, probabilmente, determinato la toponomastica della montagna (Taburno: monte delle Taberne); queste offrirono facili ricoveri ai primi abitanti della zona e sicuri nascondigli per i briganti. Il Taburno è una montagna famosa.Lo conobbero e ne celebrarono la bellezza poeti dell’antichità come Virgilio, che vi si fermò nel viaggio per Brindisi insieme con Orazio e Mecenate, Varo, Fronteio, Filippo Ferrari, Orazio Falisco, il Cluverius ed altri.

Publio Virgilio Marone, massimo poeta del mondo latino, esperto anche di problemi pratici e tecnici della cultura agreste, durante il viaggio brindisino in compagnia di Orazio, fu colpito dalla flora e dalla fauna della Valle Caudina. Al verso 38 del II libro delle Georgiche, menziona il Taburno e lo indica adatto alla coltura degli ulivi. Fa parte della Comunità Montana "Taburno". Il massiccio in questione, culmina nel monte Taburno (m 1394), Camposauro (m. 1388) e Pentime (m 1170) ultimo rilievo a nord-est. L’aspetto di queste montagne viste da Benevento, somiglia al profilo di una donna sdraiata, da cui l'appellativo "Dormiente del Sannio" dato al massiccio. Questo è costituito da due blocchi calcarei separati dalla depressione tettonica di Piana di Prata. La loro origine, avvenuta nell'età mesozoica, è dovuta alla compressione ed al sollevamento delle formazioni che hanno dato origine alla catena alpina e che ancora 200 milioni d’anni fà erano sommerse dal mare. A testimonianza di ciò si rilevano un po' dappertutto sul massiccio resti d’affioramenti fossiliferi (rudistacee etc.) spesso visibili in sezione anche nei marmi estratti nel massiccio.Il Taburno, fondamentale anello della dorsale centrale dell'Appennìno Campano, ha una  struttura orografica in gran parte formata da rocce dolomitiche. Dall'alto domina, il percorso della via Appia e della Valle Caudina, mentre i suoi crinali si allungano in una successione di cime solitarie tra cui spicca la vetta posta a 1394 m slm, con la presenza di una croce. Dalla Croce si ha un’impressionante veduta e i  panorami visibili abbracciano, le montagne dell'Abruzzo e del Matese a nord;il Golfo, le isole e il Vesuvio a sud­ovest; ad ovest, dove la valle diventa più stretta, si nota una macchia bianca sul fianco di un monte: è la cava del monte Tairano, nei cui pressi si combattè nel 321 a.C. la famosa battaglia in cui i Romani furono sconfitti dai Sanniti;a sud  la dorsale dei Lattari e la muraglia boscosa dei Picentini a sud-est.Il Massiccio è ricoperto da uno spesso manto di foreste, sulla cui sommità si aprono vaste spianate e molti studiosi pensano che in epoche remote la mole rocciosa fosse la caldera di un primitivo cono vulcanico.Oltre i 1000 metri si trova l'abetina impiantata intorno al 1846 dai Borboni; oggi fa parte della Foresta Demaniale del "Taburno", estesa per 614 ettari ma costituita per la maggior parte da faggi, e gestita dal Corpo Forestale dello Stato, che ha introdotto anche altre essenze non autoctone. Gli abeti bianchi sono in fase di regresso a vantaggio del faggio(che in alcuni casi presenta tronchi simili alle possenti colonne di un tempio), per l'attacco sia dei coleotteri Bostrichidi che dei funghi Fomes, nonché per la pressione esercitata sull’intera foresta dagli stessi faggi.

La montagna costituìva, sotto il regno di Carlo III di Borbone, il demanio feudale di Vitulano e tutte le foreste e gli altipiani venivano destinati al pascolo estivo dei cavalli dell'esercito. Ancora oggi non di rado  si possono scorgere mandrie di cavalli che pascolano liberamente.

 

 

GROTTA di SAN SIMEONE

Si trova nel territorio del comune di Bucciano, a circa 3 km dal moderno abitato, nel seno di una pendice del Monte Taburno. Vi si accede  attraverso un sentiero, ripristinato nel 2001,anche se non sempre risulta  agevole, poiché disseminato da grossi macigni e folti cespugli.Delle tre menzionate sicuramente è la più importante sia dal punto di vista artistico, che storico; è dedicata a San Simeone Vescovo (da cui prende il nome) e sul finire del  XVI° secolo registra un continuo afflusso di persone che invocano il santo come protettore contro le tempeste, infatti a Lui si attribuisce il potere di ottenere il sereno .Questa misura 15 metri  circa in altezza, 5,80 in larghezza per una lunghezza pari a metri 13,30 e oltre a numerose stalattiti, consente di osservare, frammenti di affreschi medievali insieme con altri del XVII secolo in uno stato ancora accettabile. Assume particolare rilievo il quadro centrale di metri 1.86 di base, per metri 2.74 di altezza che ritrae il Vescovo San Simeone in primo piano e si vede dipinto un paese in lontananza con un castello in alto( è evidente il riferimento ad Airola) e una massa di persone che si muove in processione verso la grotta; altra gente sta genuflessa, con le braccia incrociate sul petto e la testa curva davanti al Santo, che con la sinistra indica al popolo “Ecce Iam Serenat (Ecco ritorna il sereno)”.Sotto il quadro si legge “Fidelium Aelemosinis A.D.1601 (con le elemosine  dei fedeli nell’anno del Signore 1601)” ; scritta accompagnata dalle incisioni di amenità varie che si ritrovano a varie altezze su più parti del dipinto. Si evince che la grotta in questione riveste la stessa importanza storico artistica di quella di San Mauro riservando ad essa  la stessa sorte: “ricovero di pastorizie” sotto l’ indifferenza di tutti.

 

 
 

GROTTA SAN MAURO

Il Santo cui la grotta è dedicata è San Mauro eremita. Questa si trova nel fondo demaniale del comune di Moiano posta a sinistra del Santuario della Madonna del Taburno; vi si accede per un ripido burrone detto proprio di San Mauro cosi come il bosco sovrapposto.La grotta misura 16 metri in lunghezza, metri 7 in larghezza e metri 8  circa in altezza. Per la sua cupola centrale sostenuta da un pilastro della stessa roccia sembra essere stata destinata dalla natura ad essere Chiesa. Infatti qui un tempo si celebrava messa e gli abitanti di Bucciano e Moiano, in tempo di siccità si recavano di notte in processione (l’ultima risale al 1858)a pregare il Santo per ottenere da Dio la pioggia.Prima dei vari saccheggi e degli atti vandalici perpetrati nel  corso dell’ultimo secolo, nella grotta vi era un’altare, sulla quale si trovava un tavolone di castagno che raffigurava il Vescovo San Mauro. Il forte degrado ha reso gli avanzi di dipinti risalenti al X-XI secolo, insieme con episodi decorativi del XVII (citiamo quello relativo alla  pittura rappresentante, la Vergine e il busto di S. Menna, di metri 1,65 in larghezza per metri 1,73 in altezza), quasi illeggibili . Legato a San Mauro esiste anche la storia che qui di seguito riportiamo:Vincenzo MAIONE (Bucciano) accaompagnato da Clemente ì Bruklin (di Bonea, detto anche frà diavel) in cerca dell’ennesimo tesoro nella grotta, non trovando niente tagliò la testa alla statua del Santo.Maione perse quasi del tutto la voce fino agli ultimi giorni della sua vita, mentre Clemente ì Bruklin morì nell’estrema povertà ricoperto addirittura da pidocchi. Altra versione esistente dei fatti, totalmente diversa dalla leggenda popolare nota a tutti, ma forse più accredita, vede Vincenzo Maione, scaraventare la statua del Santo nelle spine per poi colpirlo con un’ascia. L’insano gesto nasce  dall’ira accumulata nei confronti del Santo, in seguito ad una forte grandinata che gli fa ammalare parte del suo gregge, da poco tosato. La statua decapitata fù trasferita a Moiano e qui è ancora conservata.

 

 
 

GROTTA della MADONNA

Questa terza grotta, sita nel Comune di Bucciano, presso la frazione Pastorano, si trova fra le due dianzi descritte di queste e sebbene è la più piccola e forse la meno importante artisticamente, per la pittura che si vede, è quella che diede origine al Santuario del Taburno attirando da sempre un attenzione particolare da parte dei fedeli.Questa misura, m 4,80 in lunghezza m 2,50 in larghezza e m 2,35 all’incirca in altezza.

Ad affresco alla parete di prospetto vi è dipinto la Vergine col bambino, trattata con due colori, e maniera simili a quella della grotta di Santo Mauro, per cui si può far risalire allo stesso periodo artistico.La pittura è riprodotta su intonaco bianco della misura m 0.62 in larghezza e m 1.00 in altezza.

 

 

SENTIERO REALE

La progettazione si attribuisce a  Luigi Vanvitelli,anche se non è stata rinvennuta alcuna fonte certa. Inizia dalla località Purtonciello (ubicata in “Porca Prena”)e s’ipotizza che si ricorreva ad esso, per  le battute di caccia (ipotesi consolidata anche dai vari tornanti, che lo vanno a costituire, atti a smorzare le forti pendenze e quindi renderlo più accesibile ai cavalli)  raggiungendo l’abetina (riserva Reale) , dall’abitato di Bucciano.Il Sentiero Reale va a costituire una delle quattro strade del crocevia esistente noto appunto come “i quatt vie”; le altre tre portano rispettivamente alla Croce (vetta del Taburno 1394 );al Casino Nuovo (nel sito dell’attuale albergo del Taburno, che in effetti era solo bar e ristorante, da anni chiuso);e alla piana di Melaino e da qui  proseguendo  al Casino Vecchio.Quest’ultimo si presume essere stato utilizzato come alloggio: dagli stessi reali ; dal custode, allorquando la  zona era adibita , a deposito estivo dei cavalli dell'esercito borbonico e dagli agenti dei sovrani addetti alla  sorveglianza della riserva.

 

 

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